Con La forza del destino, Verdi aprì nuovi orizzonti negli anni 1860. Già il titolo rimanda a questo cambiamento di paradigma, poiché non fa riferimento a un personaggio o a un evento storico, ma evoca il concetto universale della «forza del destino». Di conseguenza, il compositore scrisse un’opera in quattro atti che è un dramma di idee, incentrato sul destino di intere classi sociali e di popoli.
Su queste basi, il regista Frank Castorf crea collegamenti con la guerra civile spagnola del XX secolo e con la lotta contro il fascismo nella Seconda guerra mondiale, intrecciando le vicende individuali dei personaggi con gli orrori della storia coloniale. In questa produzione dell’enfant terrible della scena teatrale berlinese, il “triangolo del destino” è interpretato da un trio di fama internazionale: Guanqun Yu (Leonora) e i due debutti in sede Luciano Ganci (Don Alvaro) e Igor Golovatenko (Don Carlos). Massimo Zannetti, già spesso ospite della Staatsoper di Berlino, debutta alla Deutsche Oper con questa ripresa.
Trama
L'azione si svolge in Spagna e in Italia, nel XVIII secolo. Tra il primo e il secondo atto passano circa 18 mesi; tra il secondo e il terzo alcuni anni; tra il terzo e il quarto oltre un lustro.
Atto I
Donna Leonora di Vargas (soprano) figlia del marchese di Calatrava, e don Alvaro (tenore), meticcio, osteggiati dal padre di lei che vuole impedire le loro nozze, si preparano a fuggire nottetempo da Siviglia. Leonora, affezionata nonostante tutto al padre, medita sull'incertezza del proprio destino e dice addio alla terra natia. L'arrivo di Alvaro le fa svanire gli ultimi dubbi, ma i due vengono sorpresi dal marchese (basso), che, tornato all'improvviso, rinnega la figlia e ordina ai servi di arrestare il giovane. Questi, proclamandosi unico colpevole, si dichiara pronto a subire la punizione del marchese e getta a terra la pistola, da cui parte un colpo accidentale che uccide il vecchio. Costretti a scappare, i due sventurati amanti scompaiono nella notte, e finiranno per separarsi.
Atto II
Il fratello di Leonora, don Carlo (baritono), deciso a vendicare la morte del padre, è alla ricerca dei due amanti. Giunto in un'osteria a Hornachuelos si spaccia per uno studente: tra i pellegrini lì presenti ci sono la zingara Preziosilla (mezzosoprano), alcuni soldati, un mulattiere e la stessa Leonora, la quale, travestita da uomo, si sta dirigendo al Monastero della Vergine degli Angeli, nei pressi del quale intende vivere in eremitaggio. Sentendo il racconto di don Carlo, Leonora scopre che don Alvaro, creduto morto, è ancora in vita, e teme per la propria incolumità: si appresta quindi ad abbracciare la vita monastica con rinnovato vigore, nella speranza di salvare sé stessa e il suo amato.
Giunta al monastero, la giovane si affida alla Vergine pregando perché i propri peccati siano perdonati; quindi chiede un colloquio al padre guardiano (basso), cui rivela la propria identità e il desiderio di espiazione. Il padre, indulgente e comprensivo, l'avverte però che la vita che l'attende è piena di stenti e cerca di convincerla per l'ultima volta a ritirarsi in convento invece che in una misera grotta. Constatando la fiduciosa costanza di Leonora, tuttavia, acconsente al volere di lei e, consegnatole un saio, chiama a raccolta i monaci che, maledicendo chiunque oserà infrangere l'anonimato dell'eremita, si rivolgono in coro alla Madonna.
Atto III
Nei pressi di Velletri, infuria la lotta tra gli spagnoli e gli imperiali. Don Alvaro è a capo dei granatieri spagnoli e, non potendo sopportare oltre le sue sventure, spera di morire sul campo. Rievocando il proprio passato di orfano, figlio di discendenti della famiglia reale Inca, ripensa alla notte fatale in cui vide per l'ultima volta Leonora, e, convinto che la giovane sia morta, le chiede di pregare per lui.
A un tratto sente il lamento di un soldato in difficoltà, accorre in suo aiuto e gli salva la vita: l'uomo altri non è che don Carlo, che però non riconosce il giovane indio. I due si giurano eterna amicizia. L'indomani, tuttavia, Alvaro stesso cade ferito e viene trasportato da don Carlo. Credendosi prossimo a morire, Alvaro gli affida una valigia con un plico sigillato, contenente un segreto che non dovrà mai essere rivelato: alla sua eventuale morte, il plico dovrà essere distrutto.
Carlo giura di farlo, ma una volta rimasto solo, insospettito dall'orrore provato dall'amico al nome dei Calatrava, apre la valigia e vi trova un ritratto di Leonora: vedendo confermati i propri sospetti, attende che Alvaro si riprenda e lo sfida a duello. I due hanno appena incrociato le spade quando sopraggiunge la ronda: Alvaro scappa e trova rifugio in un monastero. Nell'accampamento, intanto, ricomincia la vita di sempre: la zingara Preziosilla predice il futuro e incita i soldati alla battaglia.
Atto IV
Nei pressi del Monastero degli Angeli, fra' Melitone (baritono) distribuisce la minestra ai poveri; costoro, lamentandosi per il suo comportamento sgarbato, rimpiangono l'assenza del padre Raffaele: questi è in realtà don Alvaro, che ha a sua volta abbracciato la vita monastica. Don Carlo, nel frattempo, ha scoperto il nascondiglio di don Alvaro, e dopo averlo raggiunto lo sfida nuovamente a duello: in un primo momento don Alvaro rifiuta il confronto ma, sentendosi chiamare codardo e mulatto, si prepara a incrociare nuovamente il ferro con lui.
Presso la grotta dove si è ritirata, Leonora, riconoscendosi ancora innamorata di don Alvaro, piange il proprio destino. Sentendo dei rumori nelle vicinanze si rifugia nel proprio abituro, ma è richiamata proprio da don Alvaro che, avendo ferito don Carlo a morte, cerca un confessore per dare all'agonizzante gli ultimi conforti. Terrorizzata, Leonora chiama aiuto ma, inaspettatamente riconosciuta dal giovane, si accinge a ricongiungersi con lui. Messa a parte del ferimento di don Carlo, tuttavia, si precipita da lui che, ancora ossessionato dal desiderio di vendetta, la pugnala. Raggiunta dal padre guardiano, Leonora spira tra le braccia di don Alvaro, augurandosi di ritrovarlo in cielo. Egli, rimasto definitivamente solo sulla terra, dapprima maledice ancora una volta il proprio destino, ma poi trova conforto nell'amore di Dio.